Rimozione di tatuaggi cosmetici con laser a picosecondi

I laser Q-switched con impulsi in picosecondi consentono di cancellare del tutto o in parte, a seconda delle necessità del paziente, gli effetti del trucco semipermanente, ma necessitano di un operatore esperto in quanto trattano aree molto delicate.

Sempre più persone scelgono il trucco semipermanente per disegnare o modificare la forma delle sopracciglia o ridefinire il contorno labbra o l’eye liner. Nell’ultimo anno su Google sono state effettuate ben 2,3 milioni di ricerche sul trucco permanente, nell’84% dei casi riguardavano quello delle sopracciglia e in particolare il microblading (fonte dati: analisi condotta da AvantGrade.com). Tuttavia può succedere che si cambi idea, che il risultato estetico non piaccia o che in un secondo momento si voglia modificare il tatuaggio cosmetico: in questi casi la soluzione è affidata all’utilizzo del laser, che consente di attenuare o rimuovere alcune parti del tatuaggio per poi successivamente modificarlo.
«Il trucco semipermanente con eye liner, brow liner e lip liner è sempre più diffuso ma, per una serie di motivi, i pazienti spesso ne richiedono la modifica o rimozione, che è complicata dalla posizione estetica – spiega Massimo Vitale, medico estetico di Bologna presso il Poliambulatorio San Domenico, esperto in laserterapia con una casistica di oltre 300 casi di rimozione della dermopigmentazione in 6 anni di esperienza –. Ogni paziente è una storia a sé. Un professionista serio saprà come eliminare un tatuaggio scegliendo un approccio personalizzato che tenga conto delle caratteristiche della pelle, dei colori e delle dimensioni del tatuaggio stesso. E molto dipende dall’obiettivo: per alcuni pazienti una sola seduta può essere soddisfacente».

Dottor Vitale, cosa si intende per tatuaggi cosmetici?

I tatuaggi cosmetici, noti anche come tecnica di dermopigmentazione, o semplicemente PMU “Permanent Make-Up”, si utilizzano a scopo estetico per disegnare make-up semipermanente sul viso, come il profilo di labbra e occhi, utilizzando pigmenti più scuri rispetto al tono naturale, mentre a scopo terapeutico risolvono inestetismi di alterata pigmentazione della cute, come alopecia, vitiligine o nel mascheramento di antiestetiche cicatrici. Rispetto ai tatuaggi corpo, si usano dispositivi e pigmenti diversi. Nel microblading si effettuano taglietti per l’inchiostro con effetto “pelo a pelo”: il risultato ottenuto è di solito più naturale rispetto al tatuaggio delle sopracciglia.

Potrebbe spiegarci le tecniche di rimozione dei tatuaggi cosmetici?

Anni fa per la rimozione dei tatuaggi si utilizzavano la dermoabrasione o soluzioni chimiche o chirurgiche che ora non sono più utilizzate. Il tatuaggio è un accumulo di pigmenti esogeni che richiede un’arma specifica per essere rimosso: il laser.
Il laser Q-switched con impulsi in nano e picosecondi lavora su tre bersagli:
• la melanina nelle lesioni pigmentate (endogene, come ad esempio, le macchie solari, ed esogene appunto come i tatuaggi);
• l’acqua nel caso di skin resurfacing per il fotoringiovanimento;
• l’emoglobina per le neoformazioni vascolari.
Nelle lesioni pigmentate, il laser colpisce il bersaglio (il pigmento), frammentandolo in tante piccole particelle e senza danneggiare la pelle. Semplificando, è come se il laser desse una martellata alle particelle unite, rompendole, in modo che i macrofagi presenti nel corpo siano facilitati nella rimozione dei pigmenti, poi eliminati per via linfatica. Con le pazienti uso qualche analogia per rendere meglio l’dea: immaginate di voler prendere in braccio una montagna, impossibile vero? Ma se si rompe in piccole rocce, con l’aiuto di tanti amici, poco alla volta le prendiamo in braccio e le portiamo via. Lo stesso succede con il laser, che colpisce il pigmento e lo disgrega facilitando la rimozione per via linfatica.

Quali risultati si possono ottenere con il laser?

Con il laser si può ottenere la rimozione completa del tatuaggio, sempre che sia questo l’obiettivo del paziente. Il risultato ha una caratteristica di variabilità: i pigmenti della parte superiore del corpo rispondono meglio in quanto la circolazione linfatica in questa zone è più rappresentata, mentre per i pigmenti in zone più distali (come gli arti) sarà sulla carta più complesso. I tatuaggi cosmetici, che di solito hanno meno inchiostro e si trovano in zone del corpo con maggior sistema linfatico, si rimuovono più facilmente.

Quanto tempo ci vuole per rimuovere un tatuaggio?

Quando un paziente si sottopone al trattamento di rimozione di un tatuaggio so quando inizio, ma non quando finisco, perché ci sono molte variabili. Innanzitutto incide la soggettività dell’attività cellulare: ogni individuo risponde in maniera diversa, come succede con due gemelli tatuati dallo stesso tatuatore. La stessa persona può ottenere risultati di rimozione differenti tra una zona e l’altra. Contano poi altri fattori: la grandezza del tatuaggio, quanto inchiostro è stato utilizzato e la mano del tatuatore, che può usare più o meno pigmento. Molto rilevante è l’età del tatuaggio, più è vecchio e più è facile rimuoverlo. Infatti con gli anni i tatuaggi perdono colore e sbiadiscono, perchè quando un pigmento esterno è inserito sotto pelle inizia una fase infiammatoria che attiva la risposta del corpo, inviando i macrofagi per la rimozione, ma le particelle dei pigmenti sono molto grandi e non riescono a essere fagocitate del tutto.
Capitano anche pazienti insoddisfatti che vengono subito dopo essersi tatuati, a loro consiglio di aspettare almeno un paio di mesi, in quanto i macrofagi stanno già lavorando e, fisiologicamente, “scaricherà” pigmento.

Ogni quanto tempo si programmano le sedute e quante ne occorrono per la rimozione di un tatuaggio?

All’inizio si programmano ogni 45 giorni poi, dopo 3 o 4 sedute, a 3 o 4 mesi di distanza. Potrebbero volerci diversi anni per rimuovere completamente un tatuaggio dal corpo, mentre per il viso (dermopigmentazione) i tempi sono più rapidi: l’inchiostro è meno profondo e risponde prima. Spesso non si raggiunge la rimozione totale: le pazienti arrivano da noi su consiglio del dermopigmentista a cui si sono rivolte per dei ritocchi, ad esempio alle sopracciglia. Piuttosto che ingrandire il disegno delle sopracciglia con un nuovo tatuaggio, molti rimandano al medico estetico esperto in laser per qualche seduta di rimozione. Già con una riduzione del 50-60% del pigmento, la paziente può procedere con il nuovo tatuaggio. Il consiglio è di aspettare 2 o 3 mesi dall’ultima seduta.
Nella mia esperienza per la rimozione completa si va da una seduta, che per molti è già soddisfacente, a un massimo di 7. La media è tra le 2 e le 4 sedute, numero sufficiente per ottenere un risultato eccellente per sopracciglia, eyeliner o labbra.

Cosa succede tra una seduta e l’altra?

Quando si inizia la rimozione, il tatuaggio potrebbe virare di colore a causa della presenza di ossidi ferrosi o ferrici nei pigmenti che, quando vengono riscaldati con la luce del laser, soffrono un processo di ossidazione e cambiano tonalità. A prescindere dalla tipologia di pigmento utilizzato, il tatuaggio è rimovibile. Per intenderci, il pigmento nero cambierà a tonalità rossastre e viceversa il pigmento rosso/arancio virerà a tonalità grigio/nere. A partire dalla seconda seduta si inizia a rimuovere la transizione. Per i pigmenti scuri viene utilizzata la lunghezza d’onda 1064 nanometri, invece per i pigmenti rosso/arancio la lunghezza d’onda utilizzata per le macchie solari, quindi 532 nanometri.

Dopo la seduta, quali accortezze bisogna avere?

Bisogna applicare una pomata lenitiva e cicatrizzante, e la protezione solare. Non vuole dire che non si possa fare d’estate, basta avere accortezza nella cura ed essere diligenti nell’applicazione della crema solare. Può presentarsi un lieve edema, che si risolve di solito nelle 24 ore successive.

Il laser è doloroso?

Il dolore è soggettivo. Sicuramente non è piacevole, ma è una procedura rapida e quindi ben tollerata: nelle sopracciglia dura circa 15-30 secondi. È possibile attenuare il “dolore” applicando una pomata anestetica circa 40 minuti prima, ma considerata la rapidità della procedura e l’attesa dell’anestetico, solitamente il paziente procede senza.

In base alla sua esperienza, quali sono i tatuaggi più difficili da rimuovere?

I tatuaggi più difficili da rimuovere sono quelli in cui sono stati eseguiti numerosi ritocchi per tanto tempo: c’è una notevole differenza tra un tatuaggio eseguito una sola volta rispetto a uno “ribattuto” più volte. Anche chi ha diversi colori uno sopra l’altro risulta un caso difficile.
Per quanto riguarda i colori, i più ostici da rimuovere sono il bianco, spesso usato nel corpo per correggere o sfumare, oppure il color carne: sono problematici in quanto il laser fatica a rilevarli.

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dr. massimo vitale

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